L’approccio caritatevole del Ministro Tremonti


Il piano anticrisi appena approvato dal Consiglio dei Ministri si articola in varie misure: bonus famiglia per i meno abbienti (complessivamente circa 7 milioni di persone), sconti sulle tariffe, riduzione acconto Ires e Irpef, detassazione dei premi di produttività, posticipo del versamento Iva, tetti sui mutui, infrastrutture, sconti sui farmaci etc. Insomma un po’ per tutti. Questi provvedimenti dimostrano una confusione negli obiettivi perseguiti e dunque negli strumenti scelti. Il piano anticrisi dovrebbe frenare il crollo dei consumi delle famiglie. I consumi possono crollare se le imprese licenziano e i redditi delle famiglie cadono. Questa la diagnosi. La prognosi è: concentrare tutte le risorse per a) indurre le imprese a non licenziare, e b) sostenere il reddito di chi perde il posto. Il primo obiettivo si ottiene solo se si tagliano gli oneri fiscale sul lavoro a carico delle imprese. Invece la riduzione degli acconti sulle imposte decisa dal governo, se forse darà un po’ di ossigeno alle imprese con problemi di liquidità, non avrà alcun effetto sulle decisioni di licenziare: si tratta comunque di rinvii, non di riduzioni, delle imposte. Il secondo obiettivo richiede che si aiutino le famiglie che diventano povere, e non i poveri in generale. Eppure, invece di trasferire fondi in modo massiccio ai circa 390mila lavoratori che verosimilmente perderanno il posto di lavoro, soprattutto precari che non hanno cassa integrazione, mettendo in atto la necessaria riforma degli ammortizzatori sociali, il governo sceglie l’approccio “caritatevole” di dare un (piccolo) bonus ai tanti meno abbienti (8 milioni di persone). L’effetto sui consumi sarà trascurabile. Sarà per una visione caritatevole o, più prosaicamente, per ragioni di consenso?(Metronews 1/12/08)